I vini Waw: quando esistevano solo l’uva e l’anfora

Quando Luca Gargano (Velier) ci ha spiegato come vengono prodotte le Triple A WAW e quale filosofia li accomuna, siamo stati subito conquistati da questa affascinante idea. Fare il vino come si faceva 8mila anni fa, quando esistevano solo l’uva e l’anfora, è un’idea e allo stesso tempo un ideale. Non bisogna credere che sia facile fare il vino come gli antichi. Tutt’altro, perché fanno tutto le mani, l’esperienza e l’anima vignaioli che lo producono.
WAW è un’esclamazione, il monosillabo che affiora sulle labbra fin dal primo sorso. Uauh! E’ una reazione istintiva, imprevedibile. Una risposta inconscia e impulsiva che sgorga spontanea e che ci regala l’idea di un déjà vu, di qualcosa che nascondiamo dentro e che il vino tira fuori.
WAW, insomma, è il vino come veniva fatto prima. Prima della tecnologia. Prima di tutte le storture generate dall’enologia moderna, che si è avvalsa di sostanze e scorciatoie per manipolare profondamente qualcosa che è semplice.
Il progetto dei vini Triple A Waw nasce dalla collaborazione tra Luca Gargano e le fotografe Keiko Kato e Maika Masuko (autrici del libro Viaggio In Anfora, edito da Velier). L’idea era appunto di dare vita a una linea di vini “primitivi” in anfora. Vini originali e originari, vini primordiali, i più antichi e più vicini alla natura.

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