I frizzanti e i macerati: la doppia anima dell’Insolente

Per la nostra personale esperienza ci sono due tipologie di vini che più di altri aiutano ad avvicinarsi al mondo dei vignaioli naturali: i rifermentati e i macerati. Non a caso sono i vini a cui guardano con maggiore attenzione anche i produttori convenzionali, offrendo in alcuni casi goffe imitazioni che non fanno altro che confondere e ingannare il consumatore. Conoscere il produttore, o almeno chi propone le sue bottiglie, è una prima buona regola da tenere in considerazione per iniziare a scegliere un buon vino senza subirlo.
Le coloratissime etichette di Insolente sono un ottimo esempio in questo senso: il Frizzante e il Macerato. Nomi semplici, diretti, insolenti. Dove insolente ci piace leggerlo nell’accezione che vuole accarezzare più la provocazione che l’offesa. Il progetto di Luca Elettri – pubblicitario con il “vizio” del buon vino, legato da un buon rapporto di amicizia con Sandro Sangiorgi, il fondatore di Porthos – è infatti la naturale conseguenza di un approccio alla vita fatto di sfide senza improvvisazione. Per provocare consapevolmente, occorre conoscere.
I vini rifermentati e macerati dell’Insolente nascono a Monteforte d’Alpone, Verona, con l’obiettivo di mantenere integre tutte le sfaccettature che può offrire anche una zona abitualmente omologata come quella del Soave Classico. Partiamo dal Frizzante. Un rifermentato in bottiglia che riesce ad esprimere un proprio carattere, fondamentale tra questi vini oramai diffusissimi ma sempre più uguali l’uno all’altro. Garganega in purezza da vigne vecchie, ceppi di 70 anni, in biodinamica, solforosa praticamente inesistente. Poco più di 2 mila bottiglie che si fanno bere per la loro grande freschezza e il grado alcolico che raggiunge a fatica gli 11 gradi. Una bolla bianca decisamente glu glu che ha trasformato un delizioso hamburger alla calabrese in una piuma.
Ancor più Insolente il Macerato. Questa perla in purezza di Garganega resta 11 giorni sulle bucce che gli donano un colore perfetto,poi  affinamento in botti di rovere prima dell’imbottigliamento. Un altro esempio, con le sue 3mila bottiglie prodotte, di un orange in pieno equilibrio che si fa bere con l’approvazione di naso e palato. Ha accompagnato una pasta alla gricia, resistendo con insolente audacia. Un bianco giovane con spalle forti, capaci di sostenere il peso di una storia contadina. Una storia iniziata molto prima che l’Insolente arrivasse sulle nostre tavole con tanto vigore.
Un inno alle gioia che suona ogni volta che la tavola si fa più ricca con il vino. Un inno alla gioia che ha bisogno, per essere celebrato nella pienezza che solo il vino e la musica offrono insieme, di una grande canzone. Fin troppo facile cercarla nell’ultimo lavoro di Jeff Tweedy e dei suoi Wilco. Ody to Joy è un disco che non ha fretta di piacere a tutti. Lo si scopre solco dopo dopo solco. Before us è perfetta, gira lenta ma inesorabile. Insolente.

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